Livorno – Classe 1975, romano di nascita ma livornese di adozione e di antica origine (il papà infatti è nato all’ombra dei Quattro Mori, ndr), Andrea Persia ha vestito l’amaranto per ben 29 volte in due stagione rendendosi protagonista tra l’altro della storica promozione in serie C1 nella stagione 1996-97 al fianco di capitan Bonaldi. Terzino veloce e grintoso, dotato di buona tecnica, è ricordato a Livorno per le prestazioni sempre precise e puntuali ma soprattutto per un amore incondizionato verso i colori amaranto.
Caro Andrea, quali sono i tuoi ricordi di Livorno a distanza di tanti anni, ormai?
"Innanzitutto per me parlare di Livorno e del Livorno è sempre una grandissima emozione. Tra l’altro mio padre è nato a Livorno quindi per me il legame con questa città è ancora più profondo. Devo dire che tremo ancora oggi al pensiero di quegli anni. Ambiente strepitoso, tifo favoloso, ambiente inimitabile insomma Livorno è davvero nel mio cuore. Cerco di venire ogni anno a Livorno per portare la mia compagna e mia figlia a fare un bel tuffo ad Antignano. Dirò una cosa strana per il calcio di oggi ma per me Livorno, anche se ero giovanissimo, è sempre stato un punto di arrivo dove sarei rimasto a vita a prescindere dalla categoria. Dirò di più ho un sogno nel cassetto che spero possa diventare realtà….vorrei partecipare appena possibile ad una partita di vecchie glorie all’Armando Picchi. Non vedo l’ora di tornare a calcare l’erba del Picchi ed a respirare quella sensazione di calcio vero che solo Livorno sa dare".
A Livorno hai avuto diversi allenatori. Tra questi chi ha lasciato di più il segno in te?
"Allora, ricordo con piacere mister Campagna. Colui che mi ha fatto esordire a Livorno. Persona schietta, genuina che ha saputo darmi fiducia, nonostante la giovane età, in un ambiente così importante come Livorno. Ma colui che per me è stato, e lo è tutt’ora, una guida umana e professionale è senz’altro Giuseppe Papadopulo. Pensa che a distanza di anni lo sento ancora quasi giornalmente. Mi confido e mi confronto con lui una persona di una umanità unica. In quegli anni eravamo in C2 ma con lui avevamo una guida tecnica da serie A. Preparato, scaltro, umile insomma il top".
Che rapporto hai con gli ex compagni?
"Diciamo che oggi con i social è tutto più semplice infatti ho ritrovato tanti ex compagni che non vedo da tempo. Sento molto spesso Mimmo D’Antò, Fabrizio Boccafogli e il mitico Christian Scalzo. Christian, oltre ad essere una persona fantastica, è stato davvero uno dei calciatori più forti con cui ho giocato nella mia carriera. Poi recentemente ho ritrovato il capitano Enio Bonaldi, che per noi in quegli anni era davvero una guida imprescindibile. Ed infine ho un rapporto fraterno con il mitico Maurizio Vincioni che sento molto spesso. Siamo molto amici e ricordiamo volentieri i nostri splendidi trascorsi a Livorno".
Segui ancora le vicende del Livorno e come ti spieghi questo calo di presenze allo stadio?
"Certo che seguo ancora il mio amato Livorno! Purtroppo vedo che in questo periodo è alle prese con risultati altalenanti. Mi dispiace molto questo calo di presenze all’Ardenza perché conosco bene la passione e l’amore dei tifosi verso la squadra. Diventa difficile anche dare delle risposte non vivendo tutti i giorni la realtà societaria e della squadra. Mi sento solo di dire però che, per quello che ho vissuto, la tifoseria del Livorno non ha eguali e merita sicuramente palcoscenici ben più blasonati della serie C, come minimo la serie cadetta".
Oggi sei allenatore della Vigor Perconti, formazione del campionato di Promozione. Che differenze tra Andrea Persia giocatore ed allenatore?
"Diciamo che da giovane ero un sanguigno e a volte un po’ spericolato. A quell’età sei nel pieno delle forze, dell’energia e non ti fermi spesso a riflettere sulle conseguenze o meno di un gesto o di un comportamento. Da allenatore, ho conservato ovviamente il mio spirito sanguigno, ma sono molto più riflessivo. Da allenatore devi gestire molte teste, molte personalità, molti caratteri e devi essere abile a rapportarti con i giocatori. Da calciatore invece devi pensare solo a fare bene, senza pensare troppo alla gestione del gruppo. Ad oggi ti dico meglio calciatore che allenatore (sorride)!".
Un'ultima cosa, Andrea. Abbiamo appreso che qualche giorno fa hai avuto alcuni problemi ad Ascoli dato che indossavi abbigliamento del Livorno. Che cosa ci dici in merito?
"Allora partiamo da un presupposto. Non voglio fare di tutta l’erba un fascio nel senso che non voglio identificare la città di Ascoli con le persone che mi hanno aggredito. Purtroppo casi di questo genere possono avvenire ovunque, anche se nel 2026 sarebbe meglio che tutto ciò non accadesse. Diciamo che sono così tanto legato a Livorno che sono solito indossare maglie, pantaloni, giubbotti e altro con lo stemma dell’allora AS Livorno Calcio. Materiale che conservo da anni. Purtroppo durante una passeggiata con mogli e bambini ho avuto questo spiacevole episodio a cui per altro non voglio neanche dare troppo risalto. La speranza è solamente quella che questi episodi avvengano con sempre meno frequenza lasciando spazio al tifo libero e soprattutto al rispetto".
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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