Livorno – Ci sono annunci che valgono molto più di una semplice scelta tecnica. L’arrivo di Cristiano Lucarelli sulla panchina del Livorno, ancora da ufficializzare, è uno di questi. Per i tifosi amaranto è una vera e propria musica per le orecchie, perché rappresenta la possibilità concreta di riaccendere quell’entusiasmo e quel senso di appartenenza che negli ultimi tempi si erano inevitabilmente affievoliti.
La distanza creatasi tra gran parte della tifoseria e la società non è nata per caso. Gli atteggiamenti del presidente Joel Esciua hanno finito, in più di un’occasione, per scontrarsi con il sentire profondo della piazza livornese, una realtà che vive il calcio come elemento identitario prima ancora che sportivo. Questo ha contribuito ad allontanare tanti tifosi da una squadra che, invece, ha sempre avuto nel calore del proprio pubblico una delle sue armi più importanti.
Lo stesso Esciua, però, ha recentemente ammesso di aver commesso degli errori e di aver compreso alcune dinamiche che forse inizialmente gli erano sfuggite. È un passaggio importante, perché riconoscere gli sbagli rappresenta il primo passo per ricostruire un rapporto che dovrà necessariamente poggiare su fiducia, rispetto e condivisione.
Da qui bisogna ripartire. E bisogna farlo con entusiasmo, coinvolgendo nuovamente una città che ha dimostrato, ancora una volta, quanto il Livorno sia parte integrante della sua anima.
La scomparsa di Igor Protti lo ha evidenziato in maniera straordinaria. Nell’ultimo saluto dato al campione all’interno dello stadio Picchi, l’abbraccio commosso di migliaia di persone resterà impresso nella memoria collettiva. In quel momento non c’era soltanto il dolore per la scomparsa di un uomo simbolo, ma la dimostrazione tangibile di quanto forte sia ancora oggi il legame tra Livorno, la sua squadra ed i suoi campioni. È forse proprio lì che si intravede il futuro del calcio amaranto: nella capacità di ricostruire una comunità attorno ai propri valori e ai propri simboli.
Per riuscirci serviva una figura amata dalla città, un uomo capace di parlare la lingua dei livornesi prima ancora di quella del calcio. Quest’uomo è Cristiano Lucarelli, pronto a tornare con tutto il suo staff, a cominciare dal vice Richard Vanigli.
Adesso spetterà a lui il compito di trasformare l’entusiasmo in energia quotidiana. Non sarà una missione semplice, perché le aspettative saranno inevitabilmente altissime. Ma se c’è qualcuno che conosce il peso della maglia amaranto, il valore della sua storia e il significato del rapporto con la tifoseria, quel qualcuno è proprio Lucarelli. E se con lui, in qualità di direttore sportivo, dovesse arrivare anche Alessandro Lucarelli, il cerchio sarebbe quadrato. I due fratelli, Cristiano ed Alessandro, rappresentano la base su cui costruire il Livorno del futuro.
I ritorno di Cristiano ed eventualmente anche quello di Alessandro non garantiscono, da soli, squadra competitiva e successi sportivi, perché questi dipenderanno dalla squadra che il patron saprà costruire, ma restituisce qualcosa che negli ultimi tempi sembrava essersi smarrito: la speranza. E nel calcio, soprattutto in una piazza come Livorno, la speranza è spesso il primo e più importante passo verso la rinascita.
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